Mentre si discute della manovra finanziaria, il tema del #welfareaziendale prova a fare capolino ed a ritagliarsi un suo spazio tra le molte disparate proposte che cercano di intercettare un sostegno.
Il lavoro e la riduzione del suo costo sono, come sempre, “il” tema dell’Italia produttiva e il WA fa e può ulteriormente fare la sua parte.
Sul tavolo c’è lo sforzo che mira a rendere strutturale l’esenzione fiscale e contributiva dei fringe benefit affinché la soglia “emergenziale” innalzata a 516 euro (dagli ordinari 258 euro), ma valida solo fino al 31 dicembre 2021, possa essere definitivamente quella applicabile in futuro senza limiti temporali.
A prescindere dall’emergenza è appena il caso di notare che la soglia ordinaria non era mai stata neppure adeguata agli indici ISTAT e che essa non è altro che la conversione in euro dell’importo di 500.000 lire (ammontare che poteva avere un senso quanto il TUIR fu approvato perché all’epoca era, per alcune categorie, quasi uno stipendio e per molte altre comunque un bel sostegno economico).
Secondo le stime il raddoppio della soglia di esenzione dei fringe benefit potrà generare 7 Mld€ di consumi aggiuntivi a regime nel 2023 portando allo Stato 1,5 Mld€ di gettito IVA che anche attraverso una maggiore IRES compenserebbe almeno in parte il mancato incasso IRPEF.
Una ricognizione dello stato del dibattito si trova qui:
Meno tasse sul welfare aziendale. Cosa bolle in manovra
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Prossima puntata: 7 dicembre 2021. Vi aspettiamo!
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